Come smaltire i cadaveri su Death Stranding 2?
di ilplatinatore · Aggiornata il

Uno dei più annosi interrogativi di Death Stranding e di Death Stranding 2: On the Beach è il seguente: è giusto uccidere all’interno del videogioco? Il titolo sembra dirci di no ma, con una serie di valutazioni che riguardano soprattutto l’aspetto filosofico e meta-filmico del titolo, si riconsiderano le proprie idee nel corso del proprio viaggio, soprattutto nei momenti più concitati degli scontri con avversari come MULI, Terroristi e poi Banditi e Survivalisti. Che piaccia o meno, potrebbe capitare di confrontarsi con dei cadaveri all’interno della mappa di gioco anche in Death Stranding 2, e in quel caso allora ci si potrebbe chiedere: come riuscire a smaltire cadaveri? Per fortuna, nel secondo videogioco esistono più modi per riuscire a liberarsi di un cadavere, ma non tutti li conoscono nel dettaglio.
Dove smaltire i cadaveri su Death Stranding 2: On the Beach, tutte le migliori destinazioni
Nel considerare l’interrogativo che si poneva precedentemente, come si diceva, sono tante le destinazioni aggiunte nel secondo videogioco di Hideo Kojima. Rispetto a Death Stranding, dove era possibile smaltire i cadaveri soltanto raggiungendo gli inceneritori (due soltanto in tutta la mappa), in Death Stranding 2: On the Beach si hanno tante possibilità differenti, così da aiutare il videogiocatore e da snellire un processo piuttosto annoso; dopo aver avvolto i cadaveri nella sacca, una volta che questi vengono segnalati sulla mappa, si possono scegliere le seguenti destinazioni:
- Centri logistici: tra i modi per smaltire i cadaveri su Death Stranding 2: On the Beach ci sono i centri logistici, destinazioni molto semplici da raggiungere sulla mappa sfruttando i vari spot come F1 o F7, disseminati un po’ in tutta l’Australia. Tra le opzioni da scegliere al Terminale c’è proprio quella di Smaltimento Cadaveri, che avverrà velocemente o, addirittura, in maniera automatica se si lascia il proprio mezzo di trasporto nella zona dell’ascensore e si va nella stanza privata;
- Pozze di catrame: anche questi sono disseminati un po’ in tutta la mappa, spesso al di fuori di Miniere o comunque in corrispondenza di punti dove si trovano diversi cristalli chirali. La pozza più grossa è quella del Lago di Catrame dove si trova il Pescatore, ma basta anche quella che si genera intorno alla DHV Magellan: basterà semplicemente lasciare il cadavere in quella zona e attendere delle CA che lo raccolgono e lo portano sul fondo (tra queste c’è anche una con lo scan del volto di Kojima!);
- Bare mobili: utilizzate per muoversi velocemente sull’acqua e sul catrame, ovviamente possono assolvere al loro compito e, avvicinandosi ad esse con un cadavere, basterà tenere premuto quadrato per inserirlo all’interno della bara, che lo smaltirà automaticamente nel catrame circostante;
È giusto uccidere in Death Stranding 2?
C’è un momento sicuramente molto attrattivo, nel corso della trama principale di Death Stranding 2: On the Beach, in cui l’Higgs di Troy Baker nota come Sam sia passato al “bastone” dopo aver rinunciato alla corda, in virtù del cambiamento nella filosofia del videogioco; questo elemento, unito al fatto che le armi siano effettivamente di più nel titolo e che sia molto più facile smaltire cadaveri, potrebbe far pensare che uccidere sia improvvisamente giusto, a seguito di un primo gioco che invece parlava di quanto importante fosse creare e non recidere legami. Ma è davvero così? L’idea è che Death Stranding 2, anche proponendo un sistema di gameplay rinnovato e per certi versi più semplice, proponga un modo più immediato per liberarsi della necrosi e dei problemi legati all’uccisione di una persona, ma solo per fornire un’alternativa, più che per invogliare a uccidere.
Death Stranding 2 resta un videogioco che celebra i legami e le connessioni, che propone una versione negativa di questi ultimi, una messa in dubbio della filosofia del primo titolo, ma che allo stesso tempo rimette al videogiocatore (nel primo titolo sostanzialmente obbligato a non uccidere, data la difficoltà nello smaltimento dei cadaveri) la decisione etica di procedere o meno in tal senso. Insomma, non esiste una risposta in termini assoluti, ma solo una valutazione che dipende dal proprio modo di approcciare al titolo e che porta a scegliere che strada seguire.